Aggiornato il 1° ottobre 2026. Dati di mercato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e da Istat; classifica dei siti da Casaleggio Associati (settembre 2026).
I siti e-commerce sono diventati il canale di vendita di una parte enorme dei consumi italiani: nel 2026 gli acquisti online di prodotti e servizi supereranno i 66 miliardi di euro. Eppure, per chi vuole aprirne uno, le domande restano le stesse: che tipo di negozio online scegliere, quale piattaforma usare, quali adempimenti servono davvero. In questa guida trovi cosa sono i siti e-commerce, quali sono i più visitati in Italia, come si classificano e come se ne apre uno nel 2026, con le regole aggiornate.
Punti chiave
- L’e-commerce B2c in Italia vale 62,3 miliardi di euro nel 2025 e le stime per il 2026 indicano 66,6 miliardi, con 35 milioni di consumatori digitali.
- I siti di e-commerce più visitati in Italia sono Amazon, Booking.com, Subito, eBay e Temu (Casaleggio Associati, settembre 2026).
- Per aprire un negozio online servono partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e SCIA al Comune tramite SUAP.
- Dal 1° aprile 2025 il vecchio codice ATECO 47.91.10 per il commercio via internet non esiste più: il codice si sceglie in base a ciò che si vende.
- Dal 19 giugno 2026 ogni negozio online deve offrire un pulsante di recesso ben visibile.
Cosa sono i siti e-commerce?
Un sito e-commerce è un sito web che permette di acquistare prodotti o servizi e pagarli online, dalla scelta nel catalogo alla conferma dell’ordine. È questo che lo distingue da un sito vetrina: il sito vetrina presenta l’azienda e i suoi prodotti, il sito e-commerce li vende. Un e-commerce completo include catalogo, carrello, pagamento, gestione degli ordini, spedizioni e resi, oltre alle pagine informative obbligatorie per legge.
Il termine copre realtà molto diverse: il negozio online di un marchio, un grande marketplace che ospita migliaia di venditori, una piattaforma per prenotare viaggi o una bacheca di annunci tra privati. Quello che li accomuna è la transazione: il cliente compra senza uscire dal sito.
Quanto vale l’e-commerce in Italia nel 2026?
Nel 2025 gli italiani hanno speso online 62,3 miliardi di euro, il 7% in più dell’anno prima: 40 miliardi in prodotti e 22,3 in servizi come viaggi e biglietti. Le stime presentate a maggio 2026 dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e da Netcomm indicano per il 2026 66,6 miliardi, con una crescita del 6%. Gli acquisti online valgono l’11,5% delle vendite al dettaglio di prodotti.
I settori più grandi sono informatica ed elettronica, con 9,5 miliardi e quasi metà delle vendite ormai online, poi abbigliamento con 6,6 miliardi, alimentare con 5,1 e arredamento con 4,9. I consumatori digitali sono 35 milioni, stabili rispetto al 2025. Secondo Istat, nel 2025 il 49% degli italiani con almeno 14 anni ha fatto almeno un acquisto online nei dodici mesi precedenti.
Dal lato delle imprese il quadro è meno brillante. Le aziende italiane con un e-commerce attivo sono circa 87.000, il 4,4% in meno rispetto al 2025, e tra le imprese con almeno 10 addetti solo il 20,1% vende online, contro una media europea vicina al 24%. Lo spazio per crescere c’è, soprattutto per le PMI.
Quali sono i siti e-commerce più visitati in Italia?
Secondo la classifica di Casaleggio Associati aggiornata a settembre 2026, che combina visitatori unici mensili, notorietà del marchio e qualità delle visite, i dieci siti e-commerce più visitati in Italia sono questi.
| Posizione | Sito | Tipo |
|---|---|---|
| 1 | Amazon | Marketplace generalista |
| 2 | Booking.com | Prenotazioni di viaggio |
| 3 | Subito | Annunci e compravendita tra privati |
| 4 | eBay | Marketplace e aste |
| 5 | Temu | Marketplace a basso prezzo |
| 6 | Apple Store | Negozio di marca |
| 7 | Sisal | Giochi e scommesse |
| 8 | Leroy Merlin | Bricolage e casa |
| 9 | MediaWorld | Elettronica |
| 10 | IKEA | Arredamento |
Seguono Decathlon, Trenitalia, AliExpress, Ryanair, Unieuro, TicketOne, Zalando, Etsy, Airbnb e Vinted. La classifica racconta due tendenze: il peso dei marketplace, che occupano metà delle prime cinque posizioni, e la forza dei grandi rivenditori con negozi fisici, come Leroy Merlin, MediaWorld e IKEA, che usano l’online per portare i clienti anche in negozio. Per la moda abbiamo confrontato nel dettaglio i migliori siti di abbigliamento online; per lo scenario internazionale c’è la nostra classifica degli e-commerce più famosi al mondo.
Quali tipi di siti e-commerce esistono?
I siti e-commerce si distinguono in base a chi vende a chi e a come è organizzata la vendita. Sono le prime due scelte da fare prima di aprire un negozio online.
B2C: dall’impresa al consumatore
È il modello più diffuso: un’azienda vende ai privati attraverso il proprio sito. MediaWorld, Unieuro e Leroy Merlin sono esempi italiani di grandi e-commerce B2C.
B2B: tra imprese
L’e-commerce vende ad altre aziende, con listini riservati, ordini ricorrenti e pagamenti differiti. È meno visibile, ma per molti produttori e distributori è il canale digitale più importante.
D2C: direttamente dal marchio
Il produttore vende direttamente al cliente finale, senza intermediari. Il marchio milanese di scarpe Velasca, nato online nel 2013, è un esempio italiano di D2C. Anche molti marchi del Made in Italy seguono questa strada, come raccontiamo nell’articolo sui siti e-commerce italiani famosi nel mondo.
Marketplace
Una piattaforma ospita molti venditori e mette in contatto domanda e offerta, trattenendo una commissione. Amazon, eBay e Subito sono i più noti in Italia. Per un’azienda il marketplace è un modo rapido per raggiungere milioni di clienti, al prezzo di margini più bassi e di un rapporto meno diretto con chi compra.
Social commerce e re-commerce
Il social commerce porta l’acquisto dentro i social network, con vetrine e pagamenti integrati. Il re-commerce vende usato e ricondizionato: in Italia ne sono esempi Vinted per l’abbigliamento e TrenDevice per l’elettronica ricondizionata.
Come si apre un e-commerce in Italia nel 2026?
Per aprire un e-commerce in Italia servono partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e SCIA al Comune, più una serie di informazioni obbligatorie sul sito. Ecco i passaggi, da verificare sempre con il proprio commercialista.
- Partita IVA e codice ATECO. Dal 1° aprile 2025 si usa la classificazione ATECO 2025, e il vecchio codice 47.91.10 “commercio al dettaglio via internet” non esiste più: chi vende online si classifica in base alla merce venduta. Molti siti riportano ancora il codice vecchio, ed è un errore.
- Registro Imprese e SCIA. L’impresa si iscrive al Registro Imprese con la Comunicazione Unica e presenta la SCIA per il commercio elettronico al SUAP del Comune in cui ha sede, come previsto dall’articolo 18 del decreto legislativo 114 del 1998. Per gli alimentari servono anche requisiti professionali.
- Informazioni obbligatorie sul sito. Il decreto legislativo 70 del 2003 impone di indicare ragione sociale, sede, contatti, partita IVA, numero di iscrizione al Registro Imprese, prezzi comprensivi di imposte, fasi per concludere il contratto e conferma d’ordine via email.
- Diritto di recesso e pulsante di recesso. Il cliente ha 14 giorni dalla consegna per recedere, che diventano 12 mesi in più se non viene informato. Dal 19 giugno 2026 il sito deve anche offrire un pulsante di recesso ben visibile, introdotto dal decreto legislativo 209 del 2025.
- Privacy e cookie. Informativa privacy conforme al GDPR e banner cookie secondo le linee guida del Garante del 2021: niente consenso forzato e una “X” per chiudere il banner senza accettare.
- Accessibilità. Dal 28 giugno 2025 gli e-commerce devono rispettare i requisiti dell’European Accessibility Act, recepito con il decreto legislativo 82 del 2022. Sono esentate le microimprese, cioè quelle con meno di 10 dipendenti e fino a 2 milioni di euro di fatturato o di bilancio.
- IVA sulle vendite in Europa. Oltre 10.000 euro l’anno di vendite a consumatori di altri Paesi UE si applica l’IVA del Paese del cliente, che si versa con il regime OSS.
- Comunicazione ambientale. Dal 27 settembre 2026 claim come “eco” o “a impatto zero” sono vietati senza prove: trovi tutto nella nostra guida alle nuove regole sul greenwashing.
Quale piattaforma scegliere per un sito e-commerce?
Le piattaforme più usate al mondo sono WooCommerce e Shopify. Secondo W3Techs, a settembre 2026 WooCommerce alimenta il 47,7% dei siti e-commerce basati su una piattaforma riconosciuta e Shopify il 32,1%; seguono PrestaShop con il 2,8% e Adobe Commerce, l’ex Magento, con l’1,6%.

La scelta dipende da tre fattori: quanto controllo vuoi avere, quanto vuoi spendere ogni mese e chi gestirà il sito. Shopify è una piattaforma in abbonamento: si parte in fretta e non si pensa a server e aggiornamenti, ma si pagano canone e commissioni. WooCommerce è un’estensione gratuita di WordPress: massima libertà e costi di licenza bassi, in cambio di più manutenzione. PrestaShop è una soluzione open source nata per l’e-commerce, apprezzata per cataloghi ampi e siti multilingua: un esempio è il progetto Arredare Moderno del nostro portfolio. Prima di scegliere, conviene capire anche come impostare il progetto: ne parliamo nella guida su come creare un sito web professionale nel 2026.
Come si fa conoscere un sito e-commerce?
Un e-commerce senza visite non vende: il lavoro vero comincia dopo la messa online. I canali principali sono la ricerca organica, oggi sempre più mediata dalle risposte dell’intelligenza artificiale, la pubblicità a pagamento su Google e sui social, l’email marketing verso chi ha già comprato e le collaborazioni con creator e marchi affini. Per scegliere su cosa investire, parti dalla nostra guida ai canali di digital marketing e da quella agli strumenti di web marketing. Se preferisci farti affiancare, qui trovi come lavoriamo sullo sviluppo di siti e-commerce.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra sito vetrina e sito e-commerce?
Il sito vetrina presenta l’azienda e i suoi prodotti ma non permette di acquistarli; il sito e-commerce consente di scegliere, pagare e ricevere i prodotti direttamente online.
Quali sono i siti e-commerce più famosi in Italia?
Secondo Casaleggio Associati (settembre 2026) i più visitati sono Amazon, Booking.com, Subito, eBay e Temu, seguiti da Apple Store, Sisal, Leroy Merlin, MediaWorld e IKEA.
Serve la partita IVA per vendere online?
Sì, se la vendita è un’attività abituale. Servono partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e SCIA al Comune tramite SUAP. Chi vende occasionalmente oggetti personali usati, per esempio su Vinted o Subito, non svolge attività d’impresa.
Qual è il codice ATECO per l’e-commerce nel 2026?
Non esiste più un codice unico. Con la classificazione ATECO 2025, in uso dal 1° aprile 2025, chi vende online sceglie il codice in base ai prodotti venduti; il vecchio 47.91.10 non è più valido per il commercio via internet.
Meglio Shopify o WooCommerce?
Shopify conviene a chi vuole partire in fretta senza occuparsi della parte tecnica, accettando canone e commissioni. WooCommerce conviene a chi usa già WordPress e vuole più controllo e costi di licenza bassi, con più manutenzione a carico.