Aggiornato il 2 ottobre 2026. Dati dal paper “GEO: Generative Engine Optimization” (KDD 2024) e dalla documentazione ufficiale di Google, OpenAI, Perplexity e Microsoft Bing, verificata il 30 settembre 2026.

La GEO, generative engine optimization, è il lavoro che serve per far comparire e citare i propri contenuti nelle risposte dei motori generativi: ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot e le funzioni AI della Ricerca Google, cioè AI Overviews e AI Mode. Il termine nasce da uno studio accademico del 2023 ed è diventato in pochi mesi una delle parole più usate del marketing digitale. In questa guida trovi cosa ha misurato davvero la ricerca, cosa dichiarano Google e gli altri motori nelle loro pagine ufficiali e una checklist per lavorarci con metodo.

Punti chiave

  • Il paper che ha coniato il termine GEO (Princeton e IIT Delhi, presentato a KDD 2024) ha testato 9 tecniche su 10.000 query: citare fonti, inserire citazioni e aggiungere statistiche ha aumentato la visibilità del 30–40%.
  • Nello stesso studio il keyword stuffing, tecnica SEO datata, ha dato un miglioramento minimo o nullo.
  • Google dichiara che per AI Overviews e AI Mode non ci sono requisiti aggiuntivi: la pagina deve essere indicizzata e idonea allo snippet, e i file come llms.txt vengono ignorati da Google Search.
  • Per comparire nelle risposte di ricerca di ChatGPT bisogna consentire OAI-SearchBot nel robots.txt; Google-Extended invece non incide sull’inclusione né sul ranking in Google Search.
  • Dal 31 agosto 2026 tutti i siti hanno in Search Console un report sulle funzionalità di AI generativa: mostra solo le impressioni, con AI Overviews e AI Mode insieme, senza clic né query.

Cos’è la GEO (generative engine optimization)?

La GEO è l’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca generativi, cioè i sistemi che invece di restituire un elenco di link scrivono una risposta e indicano alcune fonti. L’obiettivo non è più solo posizionare una pagina, ma far sì che le sue informazioni vengano scelte, riassunte e citate con un link dentro la risposta. Si lavora quindi su contenuti chiari e verificabili, accesso tecnico dei crawler e reputazione del marchio.

Accanto alla GEO circolano sigle come AEO (answer engine optimization) e LLMO: cambiano le etichette, non la sostanza. Per inquadrare la GEO nel resto della strategia è utile partire dalla mappa dei canali del digital marketing, dove la ricerca AI si affianca a SEO, advertising e social.

Da dove nasce la GEO e cosa ha dimostrato il paper di Princeton?

Il termine nasce dal paper “GEO: Generative Engine Optimization” di Pranjal Aggarwal e altri cinque autori, pubblicato su arXiv il 16 novembre 2023 e accettato a KDD 2024. Tra gli autori ci sono ricercatori di Princeton University e dell’IIT Delhi. Lo studio ha creato GEO-bench, un insieme di 10.000 query su 25 domini, e ha misurato quanto spazio ottiene una fonte nella risposta generata.

Le metriche sono due: le parole attribuite alla fonte, pesate per la posizione della citazione, e un’impressione soggettiva valutata da un modello linguistico. Sono state testate 9 modifiche al testo, tra cui tono autorevole, statistiche, keyword stuffing, citazione di fonti, citazioni testuali, semplificazione e termini tecnici.

I risultati migliori sono venuti da citazione di fonti, citazioni testuali e statistiche, con un miglioramento relativo del 30–40% sulla prima metrica e del 15–30% sulla seconda. Anche fluidità e semplicità hanno portato aumenti del 15–30%. Il keyword stuffing, al contrario, ha offerto un beneficio minimo o nullo. Su Perplexity, motore reale, l’aggiunta di statistiche ha migliorato l’impressione soggettiva del 37%.

Il dato più interessante per le PMI riguarda le fonti meno forti: con la citazione di fonti, il sito in quinta posizione nella SERP ha aumentato la visibilità del 115,1%, mentre quello in prima posizione ha perso in media il 30,3%. Gli autori avvertono però che l’efficacia varia per settore. Va ricordato che i test risalgono al 2023 e 2024 e che i motori generativi sono cambiati molto da allora.

Qual è la differenza tra SEO e GEO?

La SEO lavora per posizionare una pagina tra i risultati e ottenere il clic; la GEO lavora perché le informazioni della pagina entrino nella risposta generata e il sito venga citato come fonte. Le due discipline non sono alternative: i motori generativi recuperano i contenuti da indici di ricerca, quindi senza una base SEO solida la GEO non ha nulla su cui appoggiarsi.

Aspetto SEO GEO
Obiettivo Posizione nei risultati e clic Citazione e menzione nella risposta generata
Unità di lavoro Pagina e parola chiave Passaggio di testo, dato, entità
Tipo di query Brevi, per parole chiave Domande lunghe e conversazionali, scomposte in sotto-ricerche
Segnali che contano Pertinenza, qualità, link, esperienza della pagina Gli stessi, più dati verificabili, fonti citate, chiarezza dei passaggi
Accesso tecnico Googlebot e Bingbot Anche OAI-SearchBot, PerplexityBot e gli altri crawler dei motori AI
Misurazione Search Console, Bing Webmaster Tools, analytics Report AI di Search Console e Bing, test manuali dei prompt, referral dagli assistenti

Google stesso, nella guida all’ottimizzazione per le funzionalità di AI generativa aggiornata il 10 luglio 2026, afferma che dal punto di vista della Ricerca Google ottimizzare per la ricerca generativa resta SEO. In pratica la GEO è un’estensione del lavoro sui contenuti e sugli strumenti di web marketing già in uso, non un reparto separato.

Come scelgono le fonti Google AI Overviews, AI Mode e gli altri motori generativi?

I motori generativi scelgono le fonti recuperandole da un indice di ricerca al momento della domanda: è la tecnica chiamata grounding o RAG. Google spiega che AI Overviews e AI Mode si basano sui sistemi di ranking principali della Ricerca e usano il query fan-out, cioè lanciano più ricerche correlate su sottotemi per trovare pagine pertinenti, e poi mostrano i link nella risposta.

Nella pagina di Search Central dedicata alle funzionalità AI, aggiornata il 10 dicembre 2025, Google indica due sole condizioni: la pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire con uno snippet. Non servono file speciali, markup dedicati o dati strutturati particolari. Le buone pratiche sono quelle note: crawling consentito, link interni, buona esperienza della pagina, dati strutturati coerenti con il testo visibile, profilo dell’attività e Merchant Center aggiornati.

Bing descrive lo stesso cambio di prospettiva: in un post del 6 maggio 2026 Microsoft spiega che l’indice non cerca più solo i documenti migliori, ma le informazioni migliori da sintetizzare in una risposta verificabile, con attenzione ad attribuzione della fonte e aggiornamento.

Google avverte anche che cercare menzioni non autentiche sul web serve meno di quanto sembri: contano quelle nate da attività reali, come interviste, recensioni e presenza sui canali social.

Quali crawler non bloccare e serve davvero il file llms.txt?

Per essere citati bisogna prima essere letti. Nel robots.txt vanno consentiti Googlebot e Bingbot, OAI-SearchBot per la ricerca di ChatGPT e PerplexityBot per Perplexity. Chi vuole escludere i propri testi dall’addestramento dei modelli può bloccare crawler diversi, come GPTBot e Google-Extended, senza perdere la visibilità nelle risposte di ricerca.

Armadi rack con server allineati in un data center
Foto: Carl Lender from Sunrise, USA, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

OpenAI, Perplexity e Google-Extended

Secondo OpenAI, OAI-SearchBot serve alla ricerca di ChatGPT: chi lo blocca non compare nelle risposte di ricerca, e le modifiche al robots.txt vengono recepite in circa 24 ore. GPTBot raccoglie contenuti per l’addestramento. ChatGPT-User agisce solo quando un utente chiede di visitare una pagina, e su queste richieste il robots.txt potrebbe non applicarsi.

Perplexity funziona in modo simile: PerplexityBot indicizza i siti per linkarli nei risultati, Perplexity-User recupera pagine su richiesta e in genere ignora il robots.txt. Google-Extended, infine, controlla solo l’uso dei contenuti per addestrare i modelli Gemini e per il grounding nelle app Gemini e su Vertex AI. Google precisa che non influisce sull’inclusione nella Ricerca né sul ranking.

Bing e IndexNow

Secondo Microsoft, l’indice di Bing alimenta Copilot, i riepiloghi AI di Bing e alcune integrazioni di partner. IndexNow è il protocollo con cui un sito avvisa i motori aderenti (Microsoft Bing, Naver, Seznam.cz, Yandex e Yep) che una pagina è stata aggiunta, aggiornata o eliminata. Microsoft lo indica come utile anche per le esperienze AI. Google non figura tra i motori aderenti.

Lo stato reale di llms.txt

Il file llms.txt è una proposta di Jeremy Howard del 3 settembre 2024: un file Markdown nella radice del sito con titolo, sintesi e link alle pagine principali, pensato per i modelli linguistici. Non è uno standard di un ente di normazione. Il sito del progetto riporta una seconda versione del 10 agosto 2026. Google però è esplicito: nella guida del 10 luglio 2026 scrive che la Ricerca non usa file di testo per l’AI né versioni Markdown delle pagine e che li ignora. Può essere utile per altri sistemi, ma non sostituisce contenuti accessibili e ben scritti.

Come si ottimizza un contenuto per la GEO?

Si ottimizza rendendo ogni sezione una risposta completa, verificabile e facile da estrarre, su un sito che i crawler leggono senza ostacoli. La procedura unisce le indicazioni del paper e delle linee guida ufficiali.

  1. Controlla il robots.txt: Googlebot, Bingbot, OAI-SearchBot e PerplexityBot devono poter accedere alle pagine che vuoi far citare.
  2. Verifica l’indicizzazione in Google Search Console e in Bing Webmaster Tools e valuta IndexNow per notificare subito a Bing le pagine nuove o aggiornate.
  3. Scrivi titoli di sezione a forma di domanda reale e fai seguire subito una risposta autonoma di 40–60 parole, comprensibile anche fuori dal contesto della pagina.
  4. Inserisci dati concreti con fonte e data: numeri, date assolute, riferimenti normativi. Sono le tecniche che nel paper hanno dato i risultati migliori.
  5. Rendi chiare le entità: nome dell’azienda, prodotti, luoghi e persone scritti sempre allo stesso modo, coerenti con il profilo dell’attività su Google e con Merchant Center.
  6. Mostra chi scrive e quando: firma, pagina autore con competenze, data di pubblicazione e di aggiornamento reale. Google sconsiglia di cambiare la data se il contenuto non è cambiato in modo sostanziale.
  7. Usa i dati strutturati (Organization, Article, Product) solo se coerenti con il testo visibile: per Google non sono obbligatori per le funzioni AI.
  8. Punta su contenuti non replicabili: esperienza diretta, casi reali, foto e video originali. Le risposte generiche vengono sintetizzate senza bisogno di citarti.

Valgono per un blog come per un negozio online, dove schede prodotto complete e condizioni di reso chiare sono le informazioni che un assistente riporta. La base tecnica è quella di un sito web professionale: pagine veloci, testo in HTML leggibile e architettura ordinata.

Come si misura la visibilità nelle risposte dell’AI?

Oggi si misura con tre fonti insieme: il report sulle funzionalità di AI generativa di Search Console, il report AI Performance di Bing Webmaster Tools e test manuali ripetuti sugli assistenti. Google invita a diffidare degli strumenti di terze parti che dichiarano di avere accesso a metriche interne.

Il report di Search Console, esteso a tutti i siti il 31 agosto 2026, mostra quante volte i link del sito sono comparsi in AI Overviews e AI Mode, con filtri per pagina, paese, dispositivo e data. I due servizi non sono separati, e non ci sono clic né query. I dati restano inclusi anche nel normale report Prestazioni, alla voce Web. Bing Webmaster Tools, dal 10 febbraio 2026 in anteprima pubblica, mostra invece le citazioni nelle risposte di Copilot e di Bing, le pagine citate e le query di grounding.

Per ChatGPT, Gemini e Perplexity serve un metodo manuale: un elenco fisso di domande reali dei clienti, ripetuto ogni mese sugli stessi assistenti, annotando se il marchio è nominato, se il sito è linkato e quali concorrenti compaiono. In analytics controlla le visite in arrivo dai domini degli assistenti e le conversioni che generano. Se vuoi impostare questo lavoro dentro un piano editoriale, è il tipo di attività che seguiamo nel content marketing.

Domande frequenti

La GEO sostituisce la SEO?

No. I motori generativi recuperano le fonti da indici di ricerca, e Google afferma che AI Overviews e AI Mode si basano sui sistemi di ranking principali della Ricerca. La GEO aggiunge attenzione a dati, fonti, chiarezza dei passaggi e accesso dei crawler AI.

Servono dati strutturati speciali per comparire in AI Overviews e AI Mode?

No. Google dichiara che non esiste un markup schema.org specifico per le funzioni AI e che non ci sono requisiti aggiuntivi oltre all’indicizzazione e all’idoneità allo snippet. I dati strutturati restano utili per i risultati avanzati, purché descrivano ciò che l’utente vede davvero nella pagina.

Bloccare GPTBot o Google-Extended fa perdere visibilità?

Secondo la documentazione ufficiale, no. GPTBot riguarda l’addestramento dei modelli OpenAI, mentre la ricerca di ChatGPT usa OAI-SearchBot. Google-Extended riguarda l’addestramento e il grounding di Gemini e, per Google, non influisce su inclusione e ranking nella Ricerca.

Conviene creare il file llms.txt?

Per Google non serve: la Ricerca ignora i file di testo pensati per l’AI. È una proposta aperta del 2024, non uno standard ufficiale. Se il sito ha già contenuti chiari e crawler liberi di accedere, llms.txt è un’aggiunta facoltativa, non una priorità.

Quanto tempo serve per vedere risultati con la GEO?

Non esiste un tempo standard. Le modifiche al robots.txt per OAI-SearchBot vengono recepite in circa 24 ore, ma la citazione dipende da indicizzazione, concorrenza e qualità del contenuto. Conviene misurare su più mesi.