L’email marketing per e-commerce funziona quando smette di essere una newsletter mandata a tutti e diventa un insieme di flussi automatici legati al comportamento del cliente: benvenuto, carrello abbandonato, post acquisto, riacquisto, riattivazione. Sono messaggi che partono da soli, al momento giusto, e che negli e-commerce ben gestiti generano una parte stabile del fatturato. Questa guida spiega quali flussi impostare, quali regole rispettare in Italia e come arrivare in casella e non nello spam.
Punti chiave
- I flussi base di un e-commerce sono cinque: benvenuto, carrello abbandonato, post acquisto, riacquisto e riattivazione.
- Secondo Klaviyo le email di carrello abbandonato hanno un tasso di clic medio del 6% e generano in media 6,77 dollari per destinatario.
- In Italia serve il consenso per le email promozionali; l’eccezione del soft spam vale solo per i clienti che hanno già acquistato e per prodotti analoghi.
- Gmail e Yahoo chiedono a chi invia molto SPF, DKIM, DMARC, disiscrizione con un clic e tasso di spam sotto lo 0,3%.
- Con la Mail Privacy Protection di Apple il tasso di apertura non è più un indicatore affidabile: meglio misurare clic e ricavi.
Quali flussi automatici servono a un e-commerce?
A un e-commerce servono cinque flussi automatici di base: il benvenuto per i nuovi iscritti, il recupero del carrello abbandonato, la sequenza post acquisto, il promemoria di riacquisto per i prodotti di consumo e la riattivazione dei clienti inattivi. Insieme coprono l’intero ciclo di vita del cliente e lavorano ogni giorno senza interventi manuali.
Il benvenuto parte all’iscrizione e presenta il negozio, i punti di forza e le condizioni di spedizione e reso; è la mail con l’attenzione più alta, quindi va curata più delle altre. Il carrello abbandonato ricorda il prodotto lasciato a metà, di solito in due o tre messaggi distanziati di qualche ora o giorno. Il post acquisto conferma, informa sulla consegna, spiega come usare il prodotto e chiede una recensione. Il riacquisto serve a chi vende prodotti che finiscono, come cosmetici, alimenti o ricambi. La riattivazione scrive a chi non compra da mesi e, se non risponde, lo toglie dalla lista per proteggere la reputazione del mittente.
Le piattaforme di email marketing integrate con Shopify, WooCommerce o PrestaShop offrono modelli già pronti per tutti e cinque. Se stai ancora scegliendo il software del negozio, guarda il nostro confronto tra Shopify, WooCommerce e PrestaShop: la qualità delle integrazioni con gli strumenti di email conta quanto il prezzo.
Quanto rende il carrello abbandonato?
Il carrello abbandonato è di solito il flusso più redditizio. Secondo i benchmark pubblicati da Klaviyo il 2 ottobre 2026, calcolati su oltre 110.000 aziende clienti, le email di carrello abbandonato hanno un tasso di clic medio del 6% e generano in media 6,77 dollari per destinatario; il 10% migliore arriva all’11,3% di clic e a 13,70 dollari per destinatario.
I valori cambiano molto per settore. Nella casa e giardino e nel fai da te il ricavo medio per destinatario è intorno ai 15 dollari, con il 10% migliore della casa e giardino a 28,76 dollari: scontrini alti e decisioni ponderate rendono il promemoria più utile. Sono dati di aziende che usano una piattaforma specifica, in gran parte non italiane, quindi vanno presi come ordine di grandezza e non come obiettivo.

Il messaggio che funziona è semplice: immagine e nome del prodotto, prezzo, pulsante per tornare al carrello, risposte ai dubbi tipici su spedizione e reso. Lo sconto automatico al primo invio abitua i clienti ad abbandonare il carrello per aspettarlo: meglio riservarlo, se serve, all’ultimo messaggio della sequenza. Sul fronte legale, ricorda che il carrello abbandonato da un utente che non ha mai comprato e non ha dato il consenso non rientra nel soft spam: verifica con il tuo consulente privacy la base giuridica prima di attivarlo.
Serve il consenso per mandare email promozionali?
Sì, in Italia le email promozionali richiedono il consenso preventivo del destinatario, come stabilisce l’articolo 130 del Codice privacy (D.Lgs. 196/2003). L’unica eccezione è il cosiddetto soft spam del comma 4: si può scrivere senza consenso a chi ha già comprato, usando l’indirizzo email fornito nella vendita, per promuovere prodotti o servizi propri e analoghi, se il cliente è stato informato e non si è opposto.
Il Garante lo applica in modo restrittivo. Con un provvedimento dell’11 gennaio 2023 ha ribadito che il soft spam non si interpreta in modo estensivo e che il legittimo interesse non è una base valida per il marketing via email. Le linee guida del Garante del 4 luglio 2013 aggiungono che il consenso deve essere libero, specifico e documentabile, che le caselle già spuntate non valgono e che non si può usare una prima email promozionale per chiedere il consenso.
In pratica: casella non preselezionata per la newsletter nel modulo di iscrizione e al checkout, informativa che citi l’articolo 130 comma 4 per i clienti, link di disiscrizione funzionante in ogni messaggio. Se affidi la gestione a un’agenzia, ricordati di nominarla responsabile del trattamento, come spieghiamo nella guida su come scegliere un’agenzia di marketing.
Come si evita di finire nello spam?
Per evitare lo spam bisogna autenticare il dominio di invio, offrire una disiscrizione semplice e tenere basso il tasso di segnalazioni. Dal febbraio 2024 Gmail e Yahoo lo chiedono esplicitamente a chi invia grandi volumi, e da novembre 2025 Gmail ha inasprito i controlli, con rifiuti temporanei e permanenti per i messaggi non conformi.
Secondo i requisiti per i mittenti di Gmail, chi invia circa 5.000 messaggi o più al giorno verso account Gmail personali è un mittente di grandi volumi, e lo resta. Deve configurare SPF, DKIM e DMARC (basta il livello p=none), allineare il dominio del mittente, offrire la disiscrizione con un clic e un link visibile nel testo, e mantenere il tasso di spam sotto lo 0,3%, idealmente sotto lo 0,1%. Yahoo chiede requisiti simili e di rispettare le disiscrizioni entro due giorni. Outlook.com, dal 5 maggio 2025, sposta nella posta indesiderata i messaggi dei grandi mittenti senza SPF, DKIM e DMARC.
Anche sotto le 5.000 email al giorno conviene adeguarsi: SPF o DKIM sono richiesti a tutti i mittenti, e una configurazione completa migliora comunque la consegna. Oltre alla tecnica conta la lista: niente indirizzi acquistati, pulizia periodica dei contatti inattivi, frequenza coerente con quanto promesso all’iscrizione.
Quali metriche guardare?
Le metriche da guardare sono clic, conversioni e ricavo per destinatario, non le aperture. Da quando Apple ha introdotto la Mail Privacy Protection con iOS 15, nel 2021, l’app Mail scarica in anticipo i contenuti remoti, compreso il pixel che misura l’apertura: molte aperture registrate non corrispondono a una lettura reale.
Per ogni flusso conviene monitorare il ricavo attribuito per destinatario, il tasso di clic, il tasso di disiscrizione e le segnalazioni di spam, dagli strumenti di Google Postmaster per Gmail. Per il negozio nel suo insieme, la quota di fatturato che arriva dall’email e il valore dei clienti che ricevono i flussi rispetto a chi non li riceve. Se i numeri dei flussi sono buoni, l’email diventa la base per i picchi stagionali come il Black Friday 2026, quando una lista curata vale più di qualsiasi campagna a pagamento. Per inquadrare l’email tra gli altri canali, leggi la guida ai canali di digital marketing e quella pillar sui siti e-commerce.
Domande frequenti
Quali email automatiche deve avere un e-commerce?
Cinque flussi di base: benvenuto ai nuovi iscritti, recupero del carrello abbandonato, sequenza post acquisto con richiesta di recensione, promemoria di riacquisto per i prodotti di consumo e riattivazione dei clienti inattivi.
Posso mandare promozioni ai clienti che hanno già comprato?
Sì, grazie al soft spam dell’art. 130 comma 4 del Codice privacy: senza consenso, solo all’email fornita nella vendita, solo per prodotti o servizi propri e analoghi, con informativa e possibilità di opporsi in ogni messaggio.
Cosa sono SPF, DKIM e DMARC?
Sono tre sistemi di autenticazione del dominio di invio. SPF indica quali server possono inviare per il dominio, DKIM firma i messaggi, DMARC dice ai provider cosa fare con le email che non superano i controlli. Gmail e Yahoo li richiedono ai grandi mittenti.
Il tasso di apertura è ancora affidabile?
No, non del tutto. Con la Mail Privacy Protection di Apple, l’app Mail scarica in anticipo le immagini e registra aperture che non sono avvenute. Per valutare le campagne è meglio usare clic, conversioni e ricavo per destinatario.
Ogni quanto inviare la sequenza di carrello abbandonato?
Di solito due o tre messaggi: il primo dopo poche ore, gli altri a distanza di uno o due giorni. Lo sconto, se serve, va riservato all’ultimo invio, per non abituare i clienti ad abbandonare il carrello.